L’Ombra della Cometa: curiosità

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L’ispirazione è una creatura capricciosa. Stando a quanto ho sentito dire, ci sono autori che si abbandonano a essa completamente, aggrappandovisi con passione ma restandone in balia, mentre altri lavorano in maniera più metodica, quasi ignorandola per destreggiarsi in modo sistematico tra le idee per i propri scritti.

Ritengo di essere un ibrido tra le due categorie. La mia musa, seppur presente, non è benevola come quelle di taluni e ogni tanto mi si nega. Perciò capita che debba inseguirla, andarla a scovare e costringerla a fare il proprio dovere.

La genesi de L’Ombra della Cometa ha poco a che vedere con qualche improvvisa folgorazione e molto a che vedere con la voglia di scrivere e l’attiva ricerca di un punto di partenza dal quale iniziare a creare qualcosa di nuovo.

Nel periodo precedente la stesura della storia ero particolarmente recettiva, attenta a quanto mi circondava, in attesa. Aspettavo che la vita di tutti i giorni mi suggerisse uno spunto e alla fine così è stato.

Tutto ha avuto inizio con un lupo e una volpe o meglio con un breve documentario sull’insolita amicizia tra la lupa artica Tala e la volpe Sylar, ospiti dello zoo all’interno del parco Six Flags Discovery Kingdom, in California.

La natura di questa scoperta mi ha spinta a ricercare ulteriori informazioni sui due splendidi animali, sulle loro caratteristiche e sullo stile di vita di entrambe le specie osservabile allo stato brado.

Pur non potendo evitare di coniugare l’elemento di partenza con la mia passione per i generi urban fantasy e paranormal romance, infatti, mi sono ritrovata affascinata dagli aspetti naturalistici dell’argomento scelto. Sebbene il romanzo tratti di mutaforma e siano quindi presenti i necessari accorgimenti, ho cercato di risultare quanto più possibile verosimile nel descrivere i connotati animali dei protagonisti, dalla struttura sociale all’alimentazione, stile di caccia compreso.

Anche l’ambientazione della storia ha richiesto che facessi i “compiti a casa” e mi informassi a dovere. Non ho avuto modo di visitare dal vivo nessuno dei luoghi citati, ma ho svolto ricerche su di essi, concentrandomi soprattutto su flora e fauna.

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Una domanda che mi è stata posta relativamente spesso è perché scelga di ambientare le mie storie in Italia, quando la tendenza è quella di optare per luoghi più lontani e affascinanti. Pare che anche i lettori, così come gli autori, ne siano attratti e li preferiscano, perciò forse la mia risulta una scelta poco strategica, dettata in prevalenza – devo ammetterlo – dall’orgoglio e dal senso di identità nazionale.

Sono dell’idea che, quando una storia non lo necessiti per ragioni di credibilità e coerenza, sia meglio che si svolga in luoghi familiari, per lo meno per costumi e cultura. Non temo né disdegno la soluzione di allontanarmi dai posti noti, credo semplicemente che vada fatto per le giuste ragioni e non all’unico scopo di seguire una moda. Per di più, quando si tratta di scrivere di paranormale, amo pensare che le creature più insolite e fantastiche possano nascondersi proprio qui, dietro l’angolo.

Per rassicurare gli amanti delle ambientazioni estere, posso tuttavia fare presente che – come suggerito alla fine del romanzo – il setting piemontese offre l’opportunità di qualche temporanea incursione oltre i confini.

Uno dei temi principali de L’Ombra della Cometa è senza dubbio quello dell’anima gemella. Con il concetto di arest ho appunto voluto esplorare e rielaborare un’idea che da lettrice mi ha sempre affascinata ma mai del tutto convinta. L’elemento con il quale entro inevitabilmente in conflitto è la predestinazione, con il suo escludere implicitamente il libero arbitrio delle parti in causa. Perciò nell’universo da me creato ho finito per ridurla a mera biologia evoluzionistica, forse smitizzandola un po’, con l’intento di separare nettamente compatibilità genetica e sentimenti al fine di restituire vigore a questi ultimi.

Spero di essere riuscita nell’intento e di aver offerto al tempo stesso uno spaccato che si distaccasse dalle versioni più comuni e abusate di questa tematica.

Non volevo tuttavia ridurre il romanzo a una semplice storia d’amore, se non altro per non sprecare il potenziale offerto dall’aver scomodato creature soprannaturali di ogni sorta. Così ho cercato di uscire dalla mia zona di sicurezza e, anziché limitarmi a romanticismo, introspezione e un pizzico di magia, ho inserito anche qualche scena d’azione.

A tal proposito devo riconoscere che, senza il prezioso aiuto di chi si è occupato dell’editing, sarebbe stato piuttosto evidente al lettore come non sia solita cimentarmi in storie che contengano scontri fisici.

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Una piccola curiosità circa la terminologia usata parlando delle unioni mutaforma: il significato di arest è “vicino”.

Come chi ha letto il libro già sa, ogni mutaforma ha potenzialmente tre arest, individui a lui affini con i quali, al primo contatto fisico, instaura un temporaneo legame empatico. Dopo due settimane il suddetto legame può essere rifiutato e lasciato svanire oppure accettato e reso permanente tramite un rituale, a seguito del quale i membri della coppia diventano dimidia.

Dimidium, in latino, significa “metà”.

I due termini vogliono alludere rispettivamente alla vicinanza spirituale indotta dal legame e al fatto che confermando l’unione si accetta di diventare due metà di un unico intero.

Guest star all’interno del romanzo risultano essere le creature mitologiche.

Sono sempre stata affascinata dalla mitologia, in particolar modo quella greco-romana, ma supponendo che essa fosse abbastanza familiare al lettore, durante la stesura de L’Ombra della Cometa ho preferito inserire mostri leggendari meno comuni nelle narrazioni europee, più esotici.

L’intento era anche quello di mettere in prospettiva la natura soprannaturale dei protagonisti, facendoli apparire in qualche modo quasi “normali” di fronte a bestie del genere.

Con il wendigo mi sono attenuta a una sorta di modello, cercando di non uscire troppo dal seminato, il qilin risulta invece molto meno prototipico.

Nei prossimi volumi della saga intendo arrivare a stravolgere qualche figura ben nota, divertendomi a rivoluzionarla.

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