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L’ispirazione è una creatura capricciosa. Stando a quanto ho sentito dire, ci sono autori che si abbandonano a essa completamente, aggrappandovisi con passione ma restandone in balia, mentre altri lavorano in maniera più metodica, quasi ignorandola per destreggiarsi in modo sistematico tra le idee per i propri scritti.

Ritengo di essere un ibrido tra le due categorie. La mia musa, seppur presente, non è benevola come quelle di taluni e ogni tanto mi si nega. Perciò capita che debba inseguirla, andarla a scovare e costringerla a fare il proprio dovere.

La genesi de L’Ombra della Cometa ha poco a che vedere con qualche improvvisa folgorazione e molto a che vedere con la voglia di scrivere e l’attiva ricerca di un punto di partenza dal quale iniziare a creare qualcosa di nuovo.

Nel periodo precedente la stesura della storia ero particolarmente recettiva, attenta a quanto mi circondava, in attesa. Aspettavo che la vita di tutti i giorni mi suggerisse uno spunto e alla fine così è stato.

Tutto ha avuto inizio con un lupo e una volpe o meglio con un breve documentario sull’insolita amicizia tra la lupa artica Tala e la volpe Sylar, ospiti dello zoo all’interno del parco Six Flags Discovery Kingdom, in California.

La natura di questa scoperta mi ha spinta a ricercare ulteriori informazioni sui due splendidi animali, sulle loro caratteristiche e sullo stile di vita di entrambe le specie osservabile allo stato brado.

Pur non potendo evitare di coniugare l’elemento di partenza con la mia passione per i generi urban fantasy e paranormal romance, infatti, mi sono ritrovata affascinata dagli aspetti naturalistici dell’argomento scelto. Sebbene il romanzo tratti di mutaforma e siano quindi presenti i necessari accorgimenti, ho cercato di risultare quanto più possibile verosimile nel descrivere i connotati animali dei protagonisti, dalla struttura sociale all’alimentazione, stile di caccia compreso.

Anche l’ambientazione della storia ha richiesto che facessi i “compiti a casa” e mi informassi a dovere. Non ho avuto modo di visitare dal vivo nessuno dei luoghi citati, ma ho svolto ricerche su di essi, concentrandomi soprattutto su flora e fauna.

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Una domanda che mi è stata posta relativamente spesso è perché scelga di ambientare le mie storie in Italia, quando la tendenza è quella di optare per luoghi più lontani e affascinanti. Pare che anche i lettori, così come gli autori, ne siano attratti e li preferiscano, perciò forse la mia risulta una scelta poco strategica, dettata in prevalenza – devo ammetterlo – dall’orgoglio e dal senso di identità nazionale.

Sono dell’idea che, quando una storia non lo necessiti per ragioni di credibilità e coerenza, sia meglio che si svolga in luoghi familiari, per lo meno per costumi e cultura. Non temo né disdegno la soluzione di allontanarmi dai posti noti, credo semplicemente che vada fatto per le giuste ragioni e non all’unico scopo di seguire una moda. Per di più, quando si tratta di scrivere di paranormale, amo pensare che le creature più insolite e fantastiche possano nascondersi proprio qui, dietro l’angolo.

Per rassicurare gli amanti delle ambientazioni estere, posso tuttavia fare presente che – come suggerito alla fine del romanzo – il setting piemontese offre l’opportunità di qualche temporanea incursione oltre i confini.

Uno dei temi principali de L’Ombra della Cometa è senza dubbio quello dell’anima gemella. Con il concetto di arest ho appunto voluto esplorare e rielaborare un’idea che da lettrice mi ha sempre affascinata ma mai del tutto convinta. L’elemento con il quale entro inevitabilmente in conflitto è la predestinazione, con il suo escludere implicitamente il libero arbitrio delle parti in causa. Perciò nell’universo da me creato ho finito per ridurla a mera biologia evoluzionistica, forse smitizzandola un po’, con l’intento di separare nettamente compatibilità genetica e sentimenti al fine di restituire vigore a questi ultimi.

Spero di essere riuscita nell’intento e di aver offerto al tempo stesso uno spaccato che si distaccasse dalle versioni più comuni e abusate di questa tematica.

Non volevo tuttavia ridurre il romanzo a una semplice storia d’amore, se non altro per non sprecare il potenziale offerto dall’aver scomodato creature soprannaturali di ogni sorta. Così ho cercato di uscire dalla mia zona di sicurezza e, anziché limitarmi a romanticismo, introspezione e un pizzico di magia, ho inserito anche qualche scena d’azione.

A tal proposito devo riconoscere che, senza il prezioso aiuto di chi si è occupato dell’editing, sarebbe stato piuttosto evidente al lettore come non sia solita cimentarmi in storie che contengano scontri fisici.

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Una piccola curiosità circa la terminologia usata parlando delle unioni mutaforma: il significato di arest è “vicino”.

Come chi ha letto il libro già sa, ogni mutaforma ha potenzialmente tre arest, individui a lui affini con i quali, al primo contatto fisico, instaura un temporaneo legame empatico. Dopo due settimane il suddetto legame può essere rifiutato e lasciato svanire oppure accettato e reso permanente tramite un rituale, a seguito del quale i membri della coppia diventano dimidia.

Dimidium, in latino, significa “metà”.

I due termini vogliono alludere rispettivamente alla vicinanza spirituale indotta dal legame e al fatto che confermando l’unione si accetta di diventare due metà di un unico intero.

Guest star all’interno del romanzo risultano essere le creature mitologiche.

Sono sempre stata affascinata dalla mitologia, in particolar modo quella greco-romana, ma supponendo che essa fosse abbastanza familiare al lettore, durante la stesura de L’Ombra della Cometa ho preferito inserire mostri leggendari meno comuni nelle narrazioni europee, più esotici.

L’intento era anche quello di mettere in prospettiva la natura soprannaturale dei protagonisti, facendoli apparire in qualche modo quasi “normali” di fronte a bestie del genere.

Con il wendigo mi sono attenuta a una sorta di modello, cercando di non uscire troppo dal seminato, il qilin risulta invece molto meno prototipico.

Nei prossimi volumi della saga intendo arrivare a stravolgere qualche figura ben nota, divertendomi a rivoluzionarla.

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LI - Il Romanzokindle

Alcuni colleghi sostengono che a molti lettori non dispiaccia conoscere i cosiddetti processi creativi di un autore che apprez­zano. Non so se sia vero. Probabilmente – come per tante cose – lo è in parte. A qualche lettore interesserà, ad altri meno. A me di solito non interessa.

Naturalmente, per processo creativo, semplificando, intendo qui le ragioni, suggestioni, o magari anche le casualità che mi hanno spinto a scrivere proprio quel romanzo piuttosto che un altro, e a scriverlo in quel modo, con quelle particolari caratte­ristiche e con quel senso.

Chi mi fa la cortesia di seguirmi sa già che cerco di scrivere ciò che vorrei leggere. E sa anche che, molto spesso, non sono soddisfatto del risultato raggiunto. Non parlo di refusi. Un refuso può infastidire ma non togliere valore a una storia, se questo valore c’è. Parlo di atmosfere, di ritmo, di dialoghi che abbiano una loro efficacia da un lato e un loro motivo di essere dall’altro. Di quell’alchimia che fa sì che un romanzo si legga con il piacere e la sensazione di partecipare a un evento – pic­colo o grande – che si ricorderà, che farà parte del proprio ba­gaglio di vita e sul quale verrà naturale riflettere, perché ha toc­cato corde importanti dentro di noi. Un romanzo, in definitiva, che ci ha dato qualcosa che porteremo con noi.

Sperando che Lovecraft’s Innsmouth sia tra questi vediamo allora di capire, insieme a quei lettori interessati, quali sono i presupposti che mi hanno portato a scriverlo.

Tutto è iniziato da un libro. Cosa non sorprendente, immagi­no. Si trattava di un’antologia firmata da molti autori, alcuni celebri (King), altri meno. Racconti senza relazione tra loro che non fosse il mondo di H. P. Lovecraft. Racconti che citavano personaggi già comparsi nella produzione del solitario di Provi­dence o altri inventati ma in linea con la celeberrima cosmogo­nia.

Scovai tale antologia casualmente in biblioteca frugando tra gli scaffali in cerca di qualcosa che potesse solleticare la mia ormai incallita curiosità. Pur riconoscendone le indubbie doti, non sono mai stato un lettore troppo convinto delle opere di Lovecraft, ma quell’antologia mi attirava. Prometteva una vi­sione più recente di un universo immaginativo unico nella storia della letteratura (non “di genere”, intendo proprio della letteratura tutta).

Era il libro che avrebbe potuto dirmi come Lovecraft era “sopravvissuto” e come era stato “traghettato” tra i lettori 2.0.

La curiosità era stimolata. Lo presi.

Il tempo di aprirlo e di leggere qualche pagina per scoprire che tale libro non esisteva. Almeno non quello che avevo cre­duto io. L’antologia era una serie di racconti dove gli autori si limitavano a imitare lo stile di Lovecraft con il torto però… di non essere lui.

Sono arrivato in fondo come sono arrivato in fondo all’unica maratona cui ho partecipato nella mia vita. Stringendo i denti e rotolando sui coglioni. Felice di aver finito e deciso a non ripe­tere l’esperienza.

Ho fatto leggere l’antologia a un amico (un vero talebano degli Old Ones) e anche lui – pur tributando il doveroso e mistico rispetto al suo idolo – ha ammesso che “i racconti non dicono molto”.

E se non dicono molto che racconti sono?

Quantomeno non dicono nulla che Lovecraft non avesse già detto, con la freschezza dell’originalità.

Iniziò la discussione che vi risparmio e che si può riassumere in poche parole: è possibile oggi scrivere “su” Lovecraft dicen­do qualcosa di nuovo senza tradirne lo spirito?

Si poteva perlomeno tentare. Ecco quindi Lovecraft’s Inn­smouth.

Al lettore stabilire se l’esperimento è riuscito, indipendente­mente dal taglio di capelli dell’autore e dalle sue inclinazioni politiche.

Non volevo personaggi che dovessero ri-scoprire da capo quanto Lovecraft nella sua produzione ci aveva già detto. Desideravo che avvicinassero tale mondo con comprensibile scetticismo, ma non con totale sufficienza; che fossero in grado di valutare le situazioni, insomma, con un occhio disincantato, un filo di buon senso e senza che il loro atteggiamento ricalcasse pari pari la strada tracciata da film e racconti. Personaggi moderni. Credibili. In grado di pensare. Come farebbe chiunque di noi in una situazione analoga.

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Di seguito qualche curiosità su alcuni aspetti contenuti nel ro­manzo:

  • Verso la fine del romanzo, un medico citerà l’attentato di Boston, parlandone come di una ferita ancora aperta. Il fatto (purtroppo) è reale. Il 15 aprile 2013 due esplosioni sconvolse­ro la maratona della città di Boston. Due ordigni collocati vicino al traguardo causarono la morte di tre persone e il feri­mento di altre 264. Furono arrestati due musulmani ceceni, so­spettati tra l’altro di una sparatoria avvenuta lo stesso giorno presso il Massachusetts Institute of Technology, dove rimase uccisa una guardia del campus e uno dei due ceceni. Il supersti­te fu condannato a morte. Il fatto ebbe uno strascico che ancora oggi è tutt’altro che concluso. Sembra che l’FBI – che aveva notizia di possibili attentati nella città – non abbia passato l’informazione al dipartimento di polizia. E, dal momento che la vittima del campus fu proprio un poliziotto, questo ha reso i rapporti tra i federali e il dipartimento molto difficili.

  • Lovecraft’s Innsmouth non esiste (o almeno non esiste ancora). Esistono invece altri parchi a tema horror, più o meno curati, più o meno convincenti. Non si tratta di strutture “polivalenti” come quelle descritte nel romanzo, e quasi tutte promettono molto e mantengono poco (come dice un personag­gio del romanzo: «…un’idea come Lovecraft’s Innsmouth o è perfetta o fa scappare da ridere.») Tuttavia chi volesse appro­fondire l’argomento può andarsi a vedere il seguente link (e poi, eventualmente, spulciarsi i vari filmati su YouTube per farsi un’opinione):

http://www.bonsai.tv/articolo/divertimento-da-paura-i-parchi-a-tema-piu-spaventosi-di-tutto-il-mondo/78671/

  • Il club di cui è membro il professor Brandellini esiste veramente e – pur in teoria protetto dal segre­to – è uno dei “circoli” più famosi e documentati al mondo. Si tratta del segretissimo e nello stesso tempo famosissimo Bohe­mian Grove. Per chi sia interessato a saperne di più (affidando­si a internet con tutto ciò che questo comporta) può vedersi:

https://it.wikipedia.org/wiki/Bohemian_Grove

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A Innsmouth de Lovecraft (Portuguese Edition)

  • Mariko, attirandosi in questo modo le ire di Vergy, per “legittimare” in qualche modo le credenze in qualcosa che non si credeva potesse esistere, cita il Celacanto. Come lei stessa spiega si tratta di «… un pesce del genere Latimeria. Un fossile vivente. Lo si credeva estinto da milioni di anni, fino a quando non ne è stato rinvenuto di recente un esemplare in Mozambico…» Si credeva che tale tipo di pesci si fosse estinto nel Cretaceo, fino a quando (colpo di culo?) non ne venne ritro­vato uno nel 1938 nell’Oceano Indiano. La disquisizione che seguirà contrappone due diverse scuole di pensiero nell’approcciare l’ignoto:

«D’accordo. Quel che penso? Dammi una definizione di so­prannaturale.»

«Vediamo. Un dito di ghiaccio che dal nulla ti si infila nel culo?»

Mariko continuò come se non avesse udito. «Mai sentito par­lare del Celacanto?»

«No, cos’è? Un ballo latinoamericano?»

«È un pesce del genere Latimeria. Un fossile vivente. Lo si credeva estinto da milioni di anni, fino a quando non ne è stato rinvenuto di recente un esemplare in Mozambico.»

«Ma in che mondo vivo?» si disperò teatralmente Vergy. «Trovano un Calicazzo in Mozambico e nessuno mi dice niente! Tornami a dire quanti ne hanno trovati.»

«Uno.»

«Ben uno! Chissà che festa tra gli accademici! Roba da far girare la testa! E di’ un po’, se lo sono fatti ai ferri con il limone e il Pinot grigio?»

«Quel ritrovamento ci costringe a rivedere il concetto di so­prannaturale.»

«Ah sì? Forse perché in effetti riuscire ad acchiapparne uno richiede una botta di culo stellare. Quanti ce ne saranno ancora in giro? Due, tre?»

«No. Perché non dovrebbe esistere. E poi perché prova che certe creature possono sopravvivere molto, molto a lungo. E questa per noi è la parte più interessante.»

«Come no. Qualche sciroccato trova un pesce decrepito in Mozambico e voi subito a ipotizzare che a migliaia di chilome­tri di distanza ci sia anche Dagon. Non si può davvero dire che i vostri ragionamenti si facciano scoraggiare da troppe tappe intermedie.»

  • Per chi sia interessato (ed eventualmente decida di concedersi una vacanza alternativa) riportiamo di seguito un elenco indicativo ma non esaustivo di una giornata tipo a Love­craft’s Innsmouth così come viene proposta dalla tariffa di base. Come ormai in tutte le cose, per avere di più paghi di più:

Arrivo in loco tramite corriera che ricrea quella che trasportò in paese il protagonista del racconto The Shadow over Inn­smouth. Sei automezzi identici compiono la spola dall’aeropor­to giorno e notte per permettere ai clienti tempi di attesa minimi.

Alloggio in albergo a scelta. Lovecraft’s Innsmouth possiede tre alberghi (con tariffe differenti) e un ostello (per permettere il pernottamento anche a chi ha minore disponibilità eco­nomica). L’albergo più famoso è il Gilman, che ricrea – decre­pito e cadente (ma con qualche sorpresa all’interno) – quello descritto nel racconto.

Si possono prendere i pasti in albergo ma anche scoprire “trattorie tipiche” in giro per il paese. La scoperta a piedi di Lovecraft’s Innsmouth rimane una delle attrattive più stuzzi­canti per un turista.

Tra le “attività” proposte dalla Direzione (tutte gratuite, per ora) c’è la possibilità di ascoltare il racconto di Zadok (l’unico uomo scampato alla terrificante mutazione), di assiste­re all’evocazione di Dagon su una scogliera a picco sul mare e di presenziare a una delle “messe blasfeme” nella chiesa del dio pesce.

Per chi ne fa richiesta, durante la notte, come accade nel rac­conto, viene ricreato il cosiddetto “attacco degli uomini-pesce” (figuranti opportunamente truccati) che prendono d’assalto gli alberghi alla luce delle fiaccole (l’elettricità viene momenta­neamente interrotta) e trascinano i clienti a presenziare al “sacri­ficio umano” (una bella fanciulla che fugge appena prima di essere sacrificata e che i clienti possono inseguire, vincendo buoni sconto nel caso riescano – e riescono sempre, per decisione dell’organizzazione – a riprenderla). Si può partecipare o anche solo assistere. In ogni caso è presente un punto ristoro con cibi, bevande, poltroncine e monitor che permettono di assistere alla caccia in remoto.

Per chi sia così coraggioso da sfidare i rigori del tempo c’è la possibilità del “bagno di mezzanotte” insieme ai “figuranti” di Lovecraft’s Innsmouth. Di giorno, invece, escursione subac­quea – con mute e respiratori – tra le rovine del tempio som­merso di Dagon, sempre insieme ai figuranti (esperti sub, a quanto pare).

Sembra che chi ne ha provato i brividi parli dell’esperienza in termini entusiastici. Naturalmente, molto apprezzati i selfie con gli uomini-pesce.

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  • Nel romanzo viene citata Hydra. Secondo l’opinione corrente (ma anche qui molti appassionati avanzano dubbi) era la sposa di Dagon, quindi una delle creature del profondo, e nemmeno di secondo piano. Quale fosse il menage tra Dagon e tale figura non ci è dato sapere né probabilmente lo vorremmo. Per qualcuno, Hydra non fa parte del gruppo (blasonato) dei Grandi Antichi ma si tratta “solo” di un semplice mutato. Alcuni ne parlano come di una donna di rara bellezza che si sia ac­coppiata con Dagon stesso (forse per amore e forse, diranno i più maliziosi, no). Il suo aspetto, a un occhio umano, non ne ha beneficiato: come tutti i mutati ha assunto un’apparenza a mezza via tra l’umano e l’anfibio, e ha acquisto l’immortalità (pur potendo essere uccisa, come direbbe Vergy: «Dandoci dentro alla porco Giuda»). Rimane una delle creature più mi­steriose tra quelle nominate da Lovecraft, proprio per l’alone di ambiguità che la circonda. Nel romanzo, i nostri eroi avranno modo di scoprire qualcosa di più e di farsi un’idea, a un tempo inaspettata ma terribilmente prevedibile, di quali siano i reali interessi dei famigerati Deep Ones.

Una curiosità: Madre Hydra è presente come boss finale del vi­deogioco basato sul mondo di Cthulhu: Dark Corners of the Earth. In realtà, in quell’occasione appare nulla più che un mo­struoso pesce gigante e, come tale, viene fritto senza troppi complimenti, lasciando pensare che i programmatori di video­giochi, spesso, anche quando si trovano per le mani materiale interessante, difficilmente riescano o vogliano andare al di là di una trama monodimensionale.

 

 * * *

Lovecraft’s Innsmouth, dunque, si propone come una struttura narrativa disposta a uscire da schemi ridondanti e rigidi, pur conoscendo i rischi del deviare da trame consolidate. Qualcuno apprezzerà la scelta di esplorare territori nuovi, altri forse si troveranno spiazzati da uno sviluppo che “non porta dove si è abituati ad andare”. È il bello del raccontare: alla fine, i gusti sono gusti. Per chi scrive era però importante provare a dire qualcosa di non scontato su atmosfere che spesso tendono a riflettersi l’un l’altra. Forse tale lettura richiede uno sforzo supplementare ma, per chi scrive, la fiducia nel lettore è tutto. E in ogni caso, per formarsi un gusto personale è necessario provare diversi sapori, e non sempre quelli conosciuti sono i migliori. Per concludere rimanendo all’interno della metafora gastronomica, per ritornare alla solita minestra c’è sempre tempo.





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Per un autore la presentazione della sua ultima fatica è sempre motivo di orgoglio ma anche di ansia. In un libro si mettono passione, amore, lavoro (tanto) e speranze. Come trasmettere tutto ciò a chi ci ascolta? Da qui l’agitazione perché tanta è la voglia di comunicare al meglio e rendere gradevole quello che si sta dicendo. E qui arriviamo alla prima presentazione di Fuori è buio, ospitata dalla piccola e accogliente Libreria Marcovaldo a Roma, lo scorso 6 marzo.

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È stato un pomeriggio emozionante, trascorso in compagnia di un pubblico attento e affettuoso. Ad aprire le danze è stata la bravissima relatrice, una insostituibile Raffaella Maddaloni che ha dato un taglio ironico e spiritoso all’intervista, permettendomi, con le sue domande azzeccate, di tirare fuori il meglio. Onestamente non mi piacciono molto le situazioni troppo ingessate e pompose, e ogni tanto, se non si trova il giusto partner, si corre proprio questo rischio. Raffaella invece ha carpito l’attenzione dei visitatori da subito e ha lanciato ottimi spunti di riflessione e angolature dalle quali potersi affacciare al mondo dei racconti contenuti in Fuori è Buio.

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Raccontare un romanzo è difficile, illustrare un’intera raccolta di racconti può essere ancora più complicato in quanto c’è la necessità di addentrarsi in microstorie, tanti piccoli mondi con altrettanti protagonisti legati dal filo comune dell’ambientazione fantastico-orrorifica. Devo ringraziare assolutamente il mio editore, senza la fiducia che ha dato a me e al mio libro non sarebbe stato possibile fare questa bellissima esperienza. Un ringraziamento va certamente al pubblico, tutti coloro che hanno sfidato un tempo da lupi, tra vento e pioggia, pur di incontrarmi ed entrare nel mio mondo incantato fatto di streghe sarte, vampiri botanici, alieni che scodinzolano e monumenti diabolici. Un abbraccio, alla prossima presentazione!

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Francesco G. Lugli

Milano, 28 febbraio 2015. Prove generali di primavera. La temperatura è improvvisamente mite, ma il clima non ha avvisato nessuno e siamo tutti ancora conciati come eschimesi. Le conseguenze sono ben immaginabili. Con i finestrini abbassati mi infilo nel traffico sfidando uno dei giorni clou della moda milanese; un casino che nemmeno sulla Salerno-Reggio Calabria a Ferragosto. Diciamocelo, di questi tempi portare gente alle presentazioni di libri non è mai un’impresa facile, specialmente di sabato, specialmente a Milano. Al volante ho il tempo di pensare e iniziano i primi timori sull’esito della serata. Arrivo trafelato al locale, con un anticipo minimo, e sorpresa! C’è già una bella rappresentanza di pubblico. Trovo con grande piacere anche l’amico Mirko Giacchetti, autore Dunwich e vero colpevole di questa pubblicazione. Due chiacchiere, qualche sorriso, una birra, e la tensione si scioglie. Per fortuna a scorrere non è solo il sangue citato nel titolo della raccolta ma anche un flusso continuo di gente che riempie in ogni ordine di posto l’intero locale.

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Ci sono anche volti noti, volti Calibro 9, fratelli di penna e non solo, e francamente dopo qualche battuta mi sento a casa. Con l’inossidabile Andrea Carlo Cappi, come sempre maestro impeccabile di cerimonia, lasciamo ambientare gli astanti, e poi si parte. Gli sguardi sono attenti, i bicchieri mai vuoti. Cappi è una sicurezza, manovra il timone della serata con grande capacità. Si parla di horror, di racconti, di letteratura, di cinema. Rimandi e collegamenti, strani accenni su un rabbrividente caso di reincarnazione. Ogni tanto scatta spontaneo un applauso, parte una risata, che anche quando si tratta di terrore non fa mai male. Chiamo Mirko sul palco e anche lui – eccezionalmente in versione Wolverine – contribuisce a questa bella festa grondante plasma. Non dimentico di citare i “complici” di questa raccolta, quindi, oltre ai presenti, ringrazio Mauro Saracino e Andrea Piera Laguzzi, colei che ha disegnato la cover, e mi sento inoltre in dovere di sottolineare la professionalità e la passione della Dunwich, giovane e agguerrita casa editrice.

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È solo sul finale, quando mi soffermo per un tempo indefinito a firmare le tante copie vendute, capisco con soddisfazione che è stato un piccolo grande successo. Ho una sete del diavolo, ma quando hai intorno tanto affetto, tutto può aspettare, anche l’ultima Weiss.

Un grazie di cuore (e di sangue), al Chiringuito di Corso Indipendenza 10 per l’ospitalità e a coloro che hanno contribuito alla riuscita di questa serata.

Andrea Carlo Cappi

Conosco abbastanza Francesco G. Lugli da sapere che in pubblico è un uomo di poche parole. Per lui forse la presentazione ideale si concluderebbe dopo la frase Comprate questo libro, grazie, per poi appellarsi al Quinto Emendamento. E a dire il vero, in questa prima serata a cui sono accorsi molti appassionati che già l’aspettavano dopo aver letto sui social netweork dell’uscita in cartaceo, le vendite sono cominciate ancora prima che cominciassimo a parlare. Naturalmente la presentazione è durata ben più di una singola frase. Abbiamo parlato del background narrativo (e cinematografico) che sta dietro questi racconti e abbiamo giocato su quanto ho affermato nella prefazione del volume. Ho colto poi l’opportunità per segnalare che in questo libro si trova uno dei più bei racconti dell’orrore che io abbia mai letto (e non vi dico qual è… in fondo per ogni lettore può essere un racconto diverso).

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Tutto si è svolto con ritmo e rapidità, senza dar modo al pubblico di annoiarsi, tenendo inchiodati al tavolo anche i fumatori più accaniti. Alla fine ho letto un breve brano del racconto Numero Sconosciuto per dare al tempo stesso un assaggio e uno stimolo alla curiosità degli astanti. Alla fine, come in tutte le presentazioni davvero riuscite, c’è stata la processione per gli autografi sul volume, che ha impegnato Lugli per un bel po’. Ed è sempre una soddisfazione sapere che per tutti i presenti questa serata non finisce qui, ma si protrarrà per ogni racconto del libro.

Mirko Giacchetti

Non che sia particolarmente ferrato in materia, ma, se non ricordo male, raccontare bugie è uno dei molti modi per prenotarsi un seminterrato all’Inferno. Siccome ho già commesso un ragguardevole numero di peccati di cui non mi sono mai pentito, vuoi perché non sapevo nemmeno cosa ho fatto mentre lo facevo o perché era tutto così piacevole da non spronarmi a fare un qualunque atto di costrizione, mi ritrovo nell’invidiabile posizione di non avere più nulla da perdere, almeno in campo teologico.

Ed eccoci arrivati al punto.

Nonostante sia un’anima persa, credo sia giunta la mia occasione per fare “la cosa giusta”.

Abito ai confini più estremi dell’Italia e amo Milano, così sono ben felice di sapere che l’amico Francesco fa una presentazione di Scritti Con il Sangue a due passi dalla Madonnina, quindi faccio il possibile per non mancare all’appuntamento. L’occasione è ghiotta, mica capita tutti i giorni di conoscere di persona l’autore di racconti horror così particolari. Le sue fantasie fatte parole e stampate su carta rielaborano e ripropongono con un piglio personalissimo una tradizione che proviene da oltreoceano e che ha segnato gli anni ‘70 e ‘80, ma non è tutto. Non ci sono solo mostri, situazioni inquietanti e incubi sanguinolenti perché Francesco riesce a rivelare una seconda dimensione: l’uomo sull’orlo dell’abisso.

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Il male in tutte le sue forme è l’antagonista, ma a far paura è la condizione umana che misura l’oscurità dell’ora più buia.

E, credetemi, è in questo secondo livello che Francesco innesca il terrore nel lettore.

Ora posso fare “la cosa giusta”.

Il vero responsabile della pubblicazione è Francesco e la sua capacità di scrivere bene (dannatamente bene), io ho solo avuto l’onore di leggere alcuni suoi scritti in anteprima.

Inoltre, vi segnalo la presenza di uno dei racconti più belli che mi sia capitato sotto gli occhi.

Quale? Leggeteli tutti e lo scoprirete.

Lo ringrazio della sua gentilezza, ma va da sé che la mia fumettistica presenza sul palco è stato un furto, niente di più.

Confessandomi, ho messo giù il primo scalino verso il Paradiso. Mentre edifico la scala per il piano superiore, l’alto dei Cieli, voi leggete Scritti Con il Sangue e fate provare un brivido alla vostra anima!

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Ben tre gli appuntamenti che ci aspettano nelle prossime settimane.

La prima data da segnare sul calendario è il 28 febbraio, giorno in cui Francesco G. Lugli presenterà l’antologia Scritti Con Il Sangue, presso il Chiringuito, Corso Indipendenza 10, Milano. Modererà l’incontro Andrea Carlo Cappi. Potete confermare la vostra presenza alla pagina Facebook dell’evento.

Passiamo a marzo e in prossimità della festa della donna, più precisamente il 6, Eleonora Della Gatta parlerà del suo Fuori È Buio presso la libreria Marcovaldo, via Cairano 22, Roma.

Chiudiamo la triade con l’evento del 20 marzo che si terrà presso la Libreria Grande, Via della Valtiera 229/L/P Ponte San Giovanni (PG). Fabio Tacchi presenterà il suo Bet.

Chi ci segue sui vari social network avrà già notato le uscite del mese di febbraio ma facciamo una rapida carrellata anche qui. È partita infatti la nuova serie dedicata ai Grandi Antichi, inaugurata da Claudio Vergnani e dal suo Lovecraft’s Innsmouth.

Sempre restando in tema marino – ma cambiando totalmente atmosfere – segnaliamo l’uscita di Evadne – La Sirena Perduta dell’autrice spagnola Diana Al Azem.

Se avete già apprezzato Pietro Gandolfi con il suo William Killed the Radio Star, vi invitiamo a leggere il racconto Avventura alla Stazione di Servizio.

Infine, segnaliamo l’antologia Un Assaggio di Dunwich 2, dove troverete quattro racconti completi firmati da Alexia Bianchini, Eleonora Della Gatta, David Falchi, Claudio Vastano.

Le novità non finiscono qui. Oltre a lavorare ai nuovi episodi di Infernal Beast, Moon Witch e Cthulhu Apocalypse stiamo preparando una valanga di nuove uscite.

Cominceremo con qualcosa di appetitoso per i fan dell’horror made in Italy. La Cisterna, di Nicola Lombardi.

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Mirko: In principio fu il navigatore satellitare, poi il viaggio e l’arrivo al Bar Al Ranch in quel di Cremona per presentare il romanzo William Killed The Radio Star scritto da Pietro Gandolfi.

Pietro: Ogni viaggio di questo tipo reca con sé una minaccia, perché non si può prevedere cosa ci aspetterà una volta giunti alla meta. Un pubblico ostile? Scarso? Nessun pubblico? In fondo non importa, l’importante è esserci per gridare al mondo tutta la nostra passione, fatta di libri, ore trascorse a scrivere e contatto con i lettori. Se ogni viaggio portasse a conquistare anche un solo nuovo lettore, sarebbe un viaggio andato a buon fine. Per fortuna, è andata persino meglio. Molto meglio.

Mirko: Tutto era iniziato alcuni giorni prima con una semplice domanda di Mauro Saracino, il boss della Dunwich Edizioni: “vuoi essere l’uomo d’onore di Pietro?”

Pietro: Piccolo retroscena: indovinate qual è la prima persona che mi è venuta in mente per condurre la presentazione? A casa Dunwich funziona così, si finisce col ragionare tutti sulla stessa lunghezza d’onda.

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Mirko: Potevo rispondere “no” a un’offerta del genere? Non volevo e non potevo, sia per il piacere di trascorrere del tempo con Pietro, una di quelle penne capaci di tatuare le parole nella memoria di chi legge e anche per partecipare a una sfida vera e propria: ogni presentazione è come un duello. Cos’altro può essere un momento in cui l’autore e il pubblico si confrontano, non soltanto per vendere qualche copia in più, ma per conoscersi e riconoscersi? Chiaro, alla fine i contendenti o si amano o si odiano, non c’è via di mezzo.

Pietro: Sono d’accordo, soprattutto quando la presentazione è “vera”. Non so come funzioni per gli altri, ma quando parlo con il mio pubblico, i miei “esserini” come li ho battezzati ormai da tempo, mi piace farlo in maniera sincera, senza preparare nulla, rimanendo all’oscuro di ciò che il relatore mi chiederà. Il rischio? Esiste e si potrebbe manifestare attraverso domande scialbe o palesemente lontane dall’obiettivo. Con Mirko queste paure non hanno senso, perché basta poco per comprendere quanto il ragazzo abbia la capacità di centrare le tematiche. Di William Killed the Radio Star ha afferrato il senso, il ritmo, le intenzioni. Che, per chi ancora non lo sapesse, è tutto all’insegna dell’orrore. Quello vero.

Mirko: Pietro è stato capace di accorciare le distanze che la pagina scritta crea, sino a condurci al cuore del suo romanzo. Il successo non è frutto dell’improvvisazione, tutto questo non sarebbe stato possibile se non ci fossero stati Sara ed Enrico.

Pietro: Già, perché mai come in questo momento storico, la letteratura – e quella dell’orrore in particolare – è portata avanti dalla passione. Serve gente che ci creda e per fortuna, a parte me, Mirko e Mauro, abbiamo scoperto che anche Sara ed Enrico hanno le idee chiare. Per far funzionare eventi del genere serve sbattersi, promuoverli, creare il giusto ambiente. Tutto è perfettamente riuscito e, strana coincidenza, l’atmosfera mi ha ricordato proprio quello del Queen in the Woods, il locale di cui si narra nel libro.

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Mirko: Capaci di farci sentire subito a casa, ci hanno accolti e fatti accomodare in una sala apposita per ospitare l’aperitivo letterario. L’unico “neo” che ho rilevato è la bontà e l’abbondanza del buffet… Sara, e questo te lo dico con un occhio alla pesa, ricorda che anche gli scrittori ingrassano!

Pietro: E non dimentichiamoci uno dei fattori fondamentali: la birra! Altra piccola rivelazione: senza tutta la birra bevuta durante la sua realizzazione, non so come William sarebbe uscito!

Mirko: Cremona non è tutta Torrazzo e violini e questo l’ho capito vedendo arrivare il pubblico. Con la solita attesa che precede questi appuntamenti, le sedie sono state occupate ed è partito il valzer degli sguardi e delle frasi rubate; quella sorta di timidezza che precede i momenti di quiete prima della letteratura. Ci studiavamo e cercavamo di capire cosa potesse accadere importando del sano horror italico…

Pietro: Mi piacciono questi incontri perché si crea la possibilità di portare l’orrore a gente nuova, anche chi magari non è cresciuto a pane e Romero, Laymon, Barker e Yuzna. Perché a volte si ha l’errata percezione che l’horror sia un qualcosa realizzato approssimativamente, con l’unica caratteristica di nascondere ogni imperfezione sotto litri di sangue. Invece c’è molto di più e basta stare ad ascoltare il rumore della paura, dei passi scanditi nell’oscurità e, per parafrasare Mirko, degli attimi che anticipano lo scoppio della violenza. Eh sì, perché in effetti di sangue ce n’è sempre parecchio…

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Mirko: Pietro non è nuovo ai palcoscenici e molti dei presenti se lo ricordavano in alcuni concerti tenuti a Cremona, mentre vestiva i panni di Lord, leader dei Bringer of War.

Pietro: Mi dichiaro colpevole. Nonostante portare in giro dell’Epic Metal fatto alla vecchia maniera sia appunto paragonabile a scrivere horror viscerale e controcorrente. Ricordatemi nella prossima vita di darmi al liscio e ai romanzi rosa, così da rendermi tutto un po’ più facile!

Mirko: L’evento inizia senza imbarazzo e William Killed The Radio Star finisce al centro della scena. I presenti si sintonizzano sulle frequenze di WKTL e conoscono Jazz, un DJ di colore originario della Louisiana approdato a Little Wood, un piccolo paese nel nord America. Una normale diretta notturna si trasformerà in un incubo, mentre un’abbondante nevicata seppellisce le speranze di arrivare al mattino… Non vi dico nient’altro, vi invito a leggere il romanzo.

Pietro: Ancora una volta mi trovo perfettamente d’accordo: quando curioso in una libreria – reale o digitale che sia – mi piace lasciarmi sorprendere. Una volta “annusata” una storia interessante mi piace lasciarmi trasportare, senza conoscere prima troppi dettagli. Con questo approccio si mostra una forma di fiducia nei confronti dello scrittore: nel mio caso spero di essere apprezzato, ma in ogni caso posso dire di essere sempre onesto al 100% nei confronti del lettore. Questo è quello che mi piace e per fortuna riesco a condividere. Il resto è scritto fra le pagine.

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Mirko: Mentre Pietro svelava alcuni retroscena della sua scrittura, ci introduceva nel suo immaginario, condivideva la sua passione per la musica con cui ha condito William Killed The Radio Star, rivelava alcune gustose anticipazioni per i suoi progetti futuri mentre l’interesse del pubblico cresceva con un moto uniforme e accelerato, sino a diventare una bella chiacchierata tra amici.

Pietro: Per queste anticipazioni vi invito a seguirmi sulla mia pagina.
Non sono uno cui piace rimanere fermo a lungo e sono alla perenne ricerca di nuovi stimoli, nuovi progetti. Il pubblico è stato numeroso e fantastico, e non ha risparmiato quel contatto umano fondamentale per noi scribacchini. È bello arrivare in “terra straniera” e trovare una tale accoglienza, è grazie a momenti come questo se si arriva a pensare di stare facendo la cosa giusta.

Mirko: Vi consiglio di non mancare alle sue presentazioni, perché sa come raccontarvi ottime storie ed è una persona che vale la pena conoscere.

Pietro: Non posso che dire lo stesso di Mirko, una persona preparata e dalla cultura davvero vasta, capace di una gentilezza estrema, particolare che si nota anche solo dal suo tono di voce, sempre pacato. Vi rimando anche alla sua attività come scrittore, uno che, fra l’altro, del rapporto fra parola scritta e musica ha compreso più di chiunque altro.

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Mirko: Ci vediamo alla prossima e restate sintonizzati sulle frequenze Rock di Dunwich Edizioni.

Pietro: Spero davvero di avere la possibilità di conoscere ancora tanti esserini e di continuare a farlo sotto il marchio Dunwich. Leggete, commentate, fateci capire se apprezzate il nostro lavoro. Permettetemi ancora un ringraziamento a Mirko, a Mauro, a Sara ed Enrico e a Giuliano, amico e professionista che si è occupato di curare la parte audio e video dell’evento. E per i miei esserini, ci vediamo molto presto, in occasione della festa degli innamorati. Così, giusto per tingere di sangue un evento altrimenti troppo romantico. Horror Rules!

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L'Estate Segreta di Babe Hardy - Kindle

In una giornata piovosa, ideale scenografia per raccontare un romanzo horror, un gruppo di coraggiosi spettatori ha partecipato all’incontro napoletano dedicato a L’Estate Segreta di Babe Hardy.

Luogo della presentazione, la libreria Iocisto di via Cimarosa 20, un ambiente amichevole animato dal senso di partecipazione collettiva dei suoi frequentatori, tutti raccolti come uno zoccolo duro intorno alla “propria” libreria, l’unica dell’elegante quartiere Vomero.

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A Viviana Calabria è toccato il compito di rompere il ghiaccio, presentando il progetto di Iocisto, la Dunwich Edizioni e il libro della serata al pubblico in sala che ha visto una cospicua presenza di creativi, editor e artisti.

Colleghi scrittori come Rosalia Catapano (Homo Scrivens) e Andrea Corona (Milena Edizioni), ospiti graditi come la scrittrice Michela Murgia, amici e altri visitatori si sono lasciati condurre in un piccolo tuffo nella Hollywood degli anni ‘30, trascorrendo un’oretta di divagazioni condotte da Annamaria Laneri.

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È ovvio che per un timido incallito come me l’impresa risultasse titanica, rendendomi sciolto quanto il cadavere disseppellito della copertina di Andrea Piera Laguzzi. Per fortuna l’atmosfera raccolta e circondata da libri ha incorniciato un simpatico dialogo a tre gestito dalla relatrice, con la sua analisi del testo attenta e non pedante, intervallata dall’attore Michelangelo Ragni che ha interpretato con grande suggestione alcuni estratti salienti.

La possibilità di alternare più voci ha reso scorrevole il discorso, consentendo a un rapido botta e risposta di lasciar scoprire i vari registri narrativi del libro, le sue chiavi di lettura e le citazioni disseminate. Di grande aiuto per coinvolgere l’attenzione dei lettori, inoltre, è certo l’enorme simpatia dei reali protagonisti Laurel e Hardy, insieme alla fascinazione del cinema anni ‘30 riproposto dalla voce di Michelangelo Ragni con le sue letture brillanti ed evocative.

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I dialoghi caustici tra Fairbanks sr., Laurel e Hardy hanno portato un pizzico di emozioni in bianco e nero tra i colori della libreria, aggiungendo delle note slapstick alle tante sfaccettature letterarie degli scaffali.

Le domande finali del pubblico sono state la conclusione di un incontro piacevolmente informale, consentendo in un ultimo scambio di battute di scovare collegamenti e ascoltare osservazioni ricche di interesse.

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Se avessi avuto una bombetta, mi sarei sventolato la faccia con sollievo. Sotto la luna, Stan e Babe hanno occhieggiato sornioni tra i libri di Iocisto.

Anche questa volta ce la siamo cavata.

Via con i titoli di coda…

 

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1692, Salem.

Rebecca Nurse e le sue consorelle, le streghe della congrega Moon Witch, dopo essere state smascherate e sconfitte dall’Inquisizione, ardono sul rogo. Prima che la morte le raggiunga, riescono tuttavia a pronunciare un incantesimo unico nel proprio genere che, pur non potendo proteggere i loro corpi, ha lo scopo di salvarne le anime. Gli spiriti delle donne trovano rifugio all’interno di oggetti incantati, in attesa che persone a loro affini li trovino e li risveglino, riportandoli in vita.

Nel tempo i manufatti hanno finito per separarsi e si trovano ora sparsi per il globo.

Oggi, streghe moderne, inquisitori e altre misteriose creature tessono le loro ambigue trame, senza sapere che i tempi sono maturi: la congrega Moon Witch sta per tornare.

La notte fra il 31 gennaio e il 1° febbraio, esattamente a metà tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, cade Imbolc, la festa pagana della luce delle candele, che scandisce il tempo tra buio e luce. Imbolc è una delle quattro feste del fuoco – anche note come Sabba – della religione wiccana, anticamente praticata da coloro che sarebbero stati accusati di stregoneria.

Il primo febbraio di quest’anno le vicende della congrega di Rebecca Nurse prendono vita con il primo episodio della serie Moon Witch. Ogni novella della serie, scritta da un autore diverso, avrà differenti protagonisti e sarà autoconclusiva. Tutte le storie si svolgeranno però all’interno della medesima cornice narrativa e seguiranno le sorti delle streghe di Salem.

Il primo episodio, La Lama d’Argento, di Giulia Anna Gallo è già disponibile QUI.

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Come da titolo, abbiamo tre eventi che ci riguardano a distanza molto ravvicinata.

In ordine di data, cominciamo con la presentazione di William Killed The Radio Star di Pietro Gandolfi che si terrà il 31 gennaio al BAR AL RANCH, in via Persico, 22, Cremona. L’appuntamento è per le 17:30. Nel ruolo di relatore interverrà Mirko Giacchetti, autore di Scommessa a Memphis e La Regola del Santo e del Peccatore.

Il giorno successivo, cioè domenica 1 febbraio, toccherà ad Alessia Coppola parlare del suo Rebirth – I Tredici Giorni, presso la Libreria Icaro, via Cavallotti 7/a, Lecce. L’orario è fissato per le 18:00 e introdurrà il romanzo la blogger e scrittrice Anita Book.

Il 2 febbraio Fabio Lastrucci avrà modo di presentare L’Estate Segreta di Babe Hardy, presso la libreria IOCISTO alle 18:00, via Cimarosa 20, Napoli. Modererà l’incontro l’attore Michelangelo Ragni.

 

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Iniziamo l’anno con molte novità. Tanto per cominciare segnaliamo l’uscita in formato cartaceo di Rebirth – I Tredici Giorni di Alessia Coppola, Fuori è Buio di Eleonora Della Gatta, Nero Eterno di David Falchi e Keltor di Jennifer Sage, ora nella versione con prefazione di Regin la Radiosa e nuovo retro. Già presenti nel nostro store, saranno presto disponibili online, nelle nostre librerie di fiducia e ordinabili praticamente ovunque (ricordiamo che i libri della Dunwich si possono richiedere in più dei mille punti vendita del circuito Arianna).

Sono appena usciti in formato digitale l’antologia horror Scritti Con Il Sangue di Francesco G. Lugli e il racconto vincitore del concorso L’Ultimo Canto delle Sirene, Nel Profondo di Giuliana Ricci. Li trovate già in tutti gli store.

Il lavoro va avanti e vi diamo appuntamento per lunedì 12 gennaio, data di uscita di Pavlov’s Dogs – L’Armata dei Lupi del duo David Snell/Thom Brannan.